Repliche Hublot Orologi

16 apr 2011

Uno scambio di identità, e al confine la arrestano in continuazione

Sylvie Nelson è vittima di uno strano caso di identità 'mixate': all'aeroporto viene bloccata e ammanettata, perché creduta un pericoloso criminale. Ma non è lei la persona che stanno cercando.
La signora Nelson viaggia per lavoro, eppure per lei passare indenne da un aeroporto può essere una vera impresa: più di una volta è stata fermata e arrestata. Poi, con le manette ai polsi, ha dovuto spiegare che lei è una manager della camera di commercio e non un criminale.
"Non sono io la persona che cercate", deve ripetere ogni volta agli agenti che la bloccano al confine pensando che sia lei il pericoloso criminale che cercano da anni. Ma il ricercato è in realtà un uomo di colore che non ha nulla a che fare con Sylvie. Lei è una rispettabile Newyorkese quarantaquattrenne, che convive con questo problema da due anni a causa di uno 'scambio' di identità.
Il suo nome e la sua data di nascita sono simili a quelli di un fantomatico ricercato, un uomo che ha dei problemi con la giustizia ed è latitante da tempo. Ma per gli agenti incaricati della sicurezza aeroportuale basta la somiglianza del nome per sospettare dell'insospettabile Sylvie. "Posso capire che si verifichi un errore di identificazione una volta. Ma è incomprensibile che succeda ancora, e ancora", spiega la Nelson, che per due volte è stata ammanettata e trattenuta in arresto dagli agenti di sicurezza.
Da due anni la Nelson ha segnalato il problema ma fino ad ora nessuno è stato in grado di risolverlo. Ogni volta lei viene fermata a causa del suo nome. La signora ha due passaporti, uno canadese e l'altro americano. Li usa per volare tra il Canada e gli Stati Uniti quando si reca a fare visita ad amici e parenti. è stato il suo passaporto americano a far scattare l'allarme per la prima volta: era l'agosto del 2008, e quando si accorsero dell'errore gli agenti dissero che avrebbero risolto facilmente il problema segnalando l'identità di Sylvie Nelson così che non fosse confusa di nuovo con il criminale.
E invece in dicembre è stata di nuovo fermata, e questa volta ammanettata. Stava tornando in America da Montreal con i suoi figli: quando l'hanno liberata non ha retto alla tensione ed scoppiata a piangere, ricorda mentre racconta la sua sfortunata vicenda all'agenzia di stampa AP. La scena si è ripetuta in febbraio: questa volta era con suo marito. è stata circondata dagli agenti e nuovamente ammanettata. "Non si scusano mai per l'errore - racconta Sylvie - Dicono solo che stanno facendo il loro lavoro per il bene di tutti".
Putroppo Sylvie non sa nemmeno come mai questo accada. Non ha ancora scoperto se il suo nome sia erroneamente finito sulla lista dei sospettati di terrorismo oppure quale agenzia governativa l'abbia inserita per sbaglio tra i ricercati. L'unica cosa che sa è che il suo nome e la data di nascita corrispondono parzialmente a quelli di un ricercato. Ma le forze di polizia locali non hanno saputo darle riscontro: nelle loro liste non c'è nessun ricercato che abbia nome o data di nascita simili.
Un mistero che Sylvie no vuole né può risolvere da sola: secondo lei è compito dello Stato individuare l'errore e toglierla dall'imbarazzo ogni volta che attraversa il confine. "è snervante, sono molto frustrata ma capisco che la sicurezza vada salvaguardata: il pericolo potrebbe essere dietro l'angolo...".

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